dal 3 maggio 2010 è attiva la casella di posta elettronica certificata (PEC) di Danzainsieme: danzainsieme@pec.it.
Chi ci scrive su questa casella utilizzando a sua volta una PEC otterrà una ricevuta di consegna che ha valore di raccomandata, se la mail è dotata di firma digitale.
Attenzione: la PEC gratuita delle POSTE (quella del decreto Brunetta) NON va bene, perchè è valida solo per le comunicazioni con la Pubblica Amministrazione.
Non chiamatela Pec: il nome vero è Cec-Pac
Ecco i limiti della “Pec all’italiana”, secondo Massimo Penco, presidente dell’associazione “Cittadini di internet” ed esperto di sicurezza informatica: “Con la ‘Pec di Brunetta’ si può dialogare con la pubblica amministrazione, certo, almeno con quelle che hanno attivato la casella certificata. Ma scordatevi di poter scambiarvi documenti con i soggetti privati, quindi le banche, il vostro avvocato, o altri cittadini”.
Questo perché la Pec di Brunetta non è una vera “Pec”, ma piuttosto una Cec-Pac, ovvero una “comunicazione elettronica certificata tra pubblica amministrazione e cittadino”.
Cosa non può fare la “Pec di Brunetta”
“La differenza con la ‘Pec tradizionale’ – prosegue Penco – è che non permette la comunicazione con le altre Pec, ma solo con la Cec-Pac della pubblica amministrazione”.
Facciamo un esempio: “Se sono un avvocato e ho già attivato una Pec per scambiare documenti con altri colleghi, o con i miei clienti, e voglio dialogare con la pubblica amministrazione, la mia casella già attiva non va bene. Devo per forza attivare la ‘Cec-Pac di Brunetta’. Con il paradosso che avrò due caselle di posta certificata: una ‘tradizionale’ e una per parlare con la pubblica amministrazione. Alla faccia della semplificazione”.
Non tutto è gratis: per la firma digitale si paga
Ma a cosa serve la firma digitale?
In realtà - chiarisce Penco – la Posta elettronica certificata (che sia la Pec o Cec-Pac di Brunetta) non è esattamente come una raccomandata con avviso di ricevimento. Perché dimostra semplicemente che è stata consegnata una certa busta, ma non dice nulla sul contenuto di questa. In altre parole, chi riceve la mail certificata, in sede di contenzioso, potrebbe sempre sostenere che lui ha ritirato sì la busta ma che, dentro essa, non c’era nulla.
Senza firma elettronica non è garantito il contenuto della mail
Con la firma elettronica – invece – non solo si può provare l’invio e la ricezione della missiva ma, addirittura, si può provare (sempre con valore legale) che il contenuto del messaggio era esattamente quello voluto.
Facciamo di nuovo un esempio con l’ingegnere per capire meglio: “Se voglio mandare al Comune la Dia per l’inizio di un’attività non basta la Cec-Pac, perché devo dimostrare che i documenti al suo interno li ho davvero firmati io. Per fare questo, mi serve la ‘firma digitale’, che non è altro che la traduzione della firma autenticata ‘a mano’.
Ovviamente il servizio di firma digitale ha un costo.